Gay & Bisex
La fine del cazzo di Marco
Kimboy74
09.02.2026 |
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"Dolore misto a estasi – il culo dilatato al limite, pareti interne che bruciavano, ma un piacere mai provato..."
La Fine del Cazzo di MarcoDopo quasi trent'anni di matrimonio, tre figli cresciuti e una vita di routine domestica, Elena se ne andò. Lo disse con un sorriso beffardo, mentre trascinava la valigia verso la porta: "Ho trovato uno che scopa meglio di te, Marco. Meglio di te di un cazzo." Sembrava una motivazione effimera, stupida persino, dopo tutto quel tempo. Ma colpì Marco come un pugno in pancia. Lui, 55 anni, ex operaio con la pancia da birra e i capelli grigi, si sentì svuotato. Non era solo il rifiuto; era il cazzo che non si alzava più. Niente erezioni, niente desiderio. Solo un vermiciattolo flaccido tra le gambe.
Disperato, Marco decise di noleggiare un po' di calore umano. Andò in un bordello di periferia, uno di quelli con luci al neon rosse e odore di sudore stantio. Pagò 100 euro a Jackie, una puttanella ventenne con tette rifatte e un piercing al clitoride che scintillava sotto la luce fioca. Lei lo spogliò, gli leccò il collo, gli strofinò il culo sodo contro il suo pacco. "Dai, papi, fammi vedere quel mostro," gli sussurrò, infilandogli la mano nei boxer. Ma niente. Il cazzo di Marco rimase molle come un noodle bollito. Jackie rise, non cattiva, ma pratica: "Tesoro, non butti i soldi così. Prova con la mia amica trans, Veronica. 180 euro, attiva e passiva. Ti fa vedere le stelle, te lo giuro. E non è mica un cazzo piccolo il suo."
Marco ci andò. Veronica era una bomba: alta, mora con curve da modella, tette enormi silicone e un'uccellona da cavallo che penzolava tra le cosce lisce. Lo accolse in una stanza con lenzuola di satin nero, musica trap in sottofondo. "Vieni qui, stallone," gli disse con voce roca, spingendolo sul letto. Prima provò a succhiarglielo, la bocca calda e bagnata che avvolgeva il suo pisellino inerte. Niente. Poi lo lubrificò, gli aprì le chiappe e glielo infilò dentro. Marco gemette di dolore – quel cazzo trans da 20 centimetri lo squarciava come una lama. "Rilassati, puttanella," ringhiò Veronica, pompendolo senza pietà, le palle che sbattevano contro il suo culo vergine. Lui piangeva quasi, ma pagò. E tornò. Tre volte a settimana. Spese che lievitavano: 180 euro a botta, più taxi e lubrificante. Il suo culo si allargava, ma il cazzo no. Sempre flaccido, sempre inutile.
Provò la terapia. Uno strizzacervelli con occhiali spessi gli parlò di traumi, di Elena, di insicurezze. "Masturbati pensando a lei che ti tradisce," gli disse. Marco ci provò a casa, lubrificando il suo cazzetto con saliva e saliva, ma zero. Niente pompini mentali funzionavano.
Allora, medicina tradizionale. L'andrologo, un tipo pelato con camice bianco, lo palpò, gli fece fare esami. "Problemi vascolari, stress. Provi il Viagra, 50 mg." Marco lo ingollò prima di un'altra sessione con Veronica. Lei lo cavalcò, glielo ficcò in gola, lo inculò fino a fargli sanguinare il buco. Ma il suo cazzo? Morto. Nemmeno un fremito. "Sei un frocio nato, eh?" gli disse Veronica ridendo, mentre gli schizzava il latte caldo sul viso.
Le spese schizzavano alle stelle – 2000 euro al mese, bollette non pagate, figli che lo chiamavano piangendo per i soldi. Su un sito di incontri per froci repressi, Marco lesse un messaggio da Luca: "Se vuoi uno che te lo pianti in culo, vieni al molo 4 stasera. Tutto gratis. Porta il lubrificante." Marco tremava, ma ci andò. Il molo 4 era buio, puzzava di salsedine e piscio, barche che dondolavano. Luca era lì: magro, tatuato, con un ghigno da predatore. "Ehi, novellino. Vuoi il tuo battesimo?"
Non era solo Luca. Cinque ragazzi di colore emersero dalle ombre, giganti neri con muscoli gonfi e pacchi che tendevano i jeans. Africani, immigrati, cazzi mostruosi da 25-30 cm, vene pulsanti, palle pesanti come arance. "Benvenuto nel club del culo aperto," rise Luca, spingendo Marco in ginocchio su una coperta lurida. Gli strapparono i pantaloni. Il primo, un toro di nome Jamal, gli ficcò il cazzo in bocca senza preavviso. "Succhia, bianco puttano!" gorgogliò, 30 cm di carne nera che gli strozzava la gola, saliva che colava sul mento. Marco tossì, ma non oppose resistenza – il suo cazzo, per la prima volta, si mosse. Semi-eretto, gocciolante.
Luca lo girò a pecorina. "Ora il vero divertimento." Uno dopo l'altro, lo sfondarono. Il secondo, Tyrone, lo lubrificò con sputi e lo impalò: "Senti questo negro-cazzo nel tuo culo stretto!" Entrava e usciva come un pistone, sfregando la prostata di Marco fino a fargli vedere le stelle. Dolore misto a estasi – il culo dilatato al limite, pareti interne che bruciavano, ma un piacere mai provato. Il terzo, Darius, lo prese da dietro mentre Jamal gli scopava la bocca: doppio attacco, cazzi neri che lo riempivano da entrambi i lati, sudore che colava, gemiti rauchi nell'aria salmastra.
Marco urlava: "Sì, rompetevelo! Scopate questo culo da frocio!" Il quarto, un bestione di 2 metri, lo sollevò come una bambola e lo sbatté su e giù sul suo palo venoso, palle che sbattevano sulle sue. L'ultimo, Rico, lo finì a faccia in giù, inculandolo così forte da fargli pisciare dal piacere. Luca chiuse il cerchio: "Ora il tuo turno di sparare." Gli ficcarono un dito nel culo mentre gli menavano il cazzo – e successe. Marco schizzò come un geyser, sborra bianca che imbrattava la coperta, il corpo scosso da spasmi.
Da quella notte, il molo 4 divenne la sua chiesa. Luca e i cinque negri gli cambiarono la vita. Anzi, no: gli cambiarono il culo. Elena? Un ricordo sbiadito. Ora Marco viveva per quei cazzi neri mostruosi, gratis, ogni sera. Il suo buco era un cratere dilatato, ma il suo cazzo... beh, reagiva solo per loro. Fine.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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